In questi ultimi anni, diversi eventi drammatici connessi ai cambiamenti climatici hanno reso sempre più sensibile l’opinione pubblica al tema ambientale. In conseguenza di ciò, anche diversi centri di ricerca e società private si stanno impegnando da tempo in studi per rendere le città meno inquinate e migliorare l’ambiente in cui si vive.

In tanti modi si cercano nuove soluzioni alle varie problematiche ambientali, tra queste anche la diffusione della cosiddetta eco-edilizia, cioè la realizzazione di edifici in maniera sostenibile che rispettino appunto l’ambiente. Altra possibilità è anche quella di ridurre gli sprechi energetici e quindi il fabbisogno relativo di un’abitazione, magari attraverso la realizzazione di una casa passiva.

Come si può notare, sono tante le modalità e possibili soluzioni attuabili dalla nuova edilizia per migliorare il comfort abitativo ma soprattutto per rispettare la sostenibilità. A questo proposito, idee ed iniziative nuove non mancano mai, come ad esempio il Progetto Ri-Genera, che partendo da strutture abbandonate attua una trasformazione di queste in serre al cui interno è possibile coltivare prodotti vegetali. Andiamo ad approfondire meglio questo argomento davvero interessante.

In cosa consiste questa iniziativa

Il progetto “Ri-Genera” rappresenta un piano innovativo lanciato dall’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e in fase di sperimentazione in Veneto, per la trasformazione di vecchie strutture edilizie abbandonate in serre verticali a coltivazione idroponica. Ad accompagnare questo ente in tale progetto, vi sono anche la Coldiretti di Padova, la Idromeccanica Lucchini SpA ed il Parco Scientifico e Tecnologico Galileo.

In particolare, questa iniziativa ha lo scopo di convertire capannoni industriali dismessi o strutture edilizie abbandonate (come ad esempio antiche case cantoniere, magazzini in disuso e caserme) in serre verticali, come detto, a coltivazione idroponica, cioè fuori dal suolo e quindi in grado di assicurare sempre un’ottima produzione di vegetali o verdure, ma con un consumo ridotto di acqua e senza l’uso di eventuali pesticidi.

L’intero progetto si basa sul sistema Arkeofarm, messo a punto dalla collaborazione tra la stessa Enea e l’Idromeccanica Lucchini, e costituito in pratica da un impianto per ottenere coltivazioni orticole di tipo intensivo e che tende a svilupparsi su più piani in senso verticale.

Il funzionamento di queste serre particolari

Come spiegano gli stessi esperti Enea, all’interno delle serre vengono utilizzate tecniche all’avanguardia in ambienti chiusi e climatizzati, dotati di illuminazione a led e sistemi robotizzati per lo svolgimento delle diverse attività: dalla semina alla raccolta, per finire poi allo stesso confezionamento. Un ulteriore elemento positivo deriva dalla possibilità che tali ambienti possano tranquillamente adattarsi all’arredo urbano circostante.

In particolare, una serra verticale può essere inserita sia in una struttura priva di qualità specifiche e sia in edifici storici o su cui gravano vincoli architettonici, in quanto non si viene a modificare l’involucro esterno. In questa serra ad alta tecnologia, le coltivazioni sono effettuate su scaffalature sovrapposte, che riducono gli spazi utilizzati e gli eventuali rischi derivanti da malattie o eventi climatici dannosi, possibili invece nella tradizionale agricoltura all’esterno.
Da questa idea originale, poi, ne è sorta un’altra: quella di un tipo di vertical farm mobile, definita BoxXLand, in cui la coltivazione di specie vegetali è effettuata all’interno di container, sempre senza l’uso di alcun genere di insetticida, con ambienti illuminati con luci a led, mentre un computer gestisce irrigazione e condizionamento dell’aria.

I benefici di questo sistema

Ambedue i modelli citati, cioè sia quello all’interno di edifici che quello “mobile”, potrebbero essere finalizzati alla riqualificazione di ampi territori periferici in stato di degrado con una nuova destinazione d’uso a scopi produttivi, favorendo inoltre anche l’avvio di distretti agroalimentari di tipo avanzato.
Non manca per il progetto Ri-Genera un manifesto interesse da parte sia di istituzioni del Settentrione d’Italia che di società private. Di conseguenza, tale iniziativa potrebbe presto essere diffusa non solo in altre aree del Paese, ma addirittura anche all’estero. Un riconoscimento all’originalità e validità di questo progetto.

Sei nella categoria: Innovazione e risparmio
Condividi la pagina